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Che agricoltura vogliamo lasciare al nostro territorio?
No all'Iniziativa per un'alimentazione sicura: fissare per legge quote di produzione ignorerebbe le differenze tra regioni e penalizzerebbe le zone di montagna. Agli agricoltori servono condizioni per investire, non vincoli dall'alto.

L'Iniziativa per un'alimentazione sicura promette di rafforzare la nostra sovranità alimentare. Nei fatti, rischia di indebolire un modello agricolo profondamente legato ai nostri paesaggi.
È una domanda che non possiamo lasciare in sospeso, ora che siamo chiamati a votare sull'Iniziativa per un'alimentazione sicura.
L'iniziativa propone di introdurre per legge quote e obiettivi sulla produzione animale e vegetale, senza tenere conto delle differenze geografiche, economiche e culturali che caratterizzano il nostro Paese.
Non è una questione di volontà dei nostri agricoltori. Gran parte del territorio svizzero è fatto di montagne e colline, dove l'erba resta l'unica risorsa disponibile. Quelle superfici possono essere valorizzate solo attraverso l'allevamento: ridurre per legge la produzione animale significa condannare intere regioni all'abbandono e accelerare la scomparsa degli alpeggi.
A questo si aggiunge un problema strutturale. Produzione vegetale e allevamento non sono in competizione: sono complementari, garantiscono la salute dei suoli e permettono un uso efficiente di prati e pascoli. Separarli per legge indebolirebbe l'autonomia delle nostre aziende agricole, metterebbe sotto pressione i posti di lavoro lungo la filiera alimentare e aumenterebbe la nostra dipendenza dalle importazioni.
Se non si interviene con buon senso, il rischio è chiaro: un'agricoltura sempre più regolamentata, sempre più dipendente dallo Stato e sempre meno libera di adattarsi al territorio. Le agricoltrici e gli agricoltori si stanno già muovendo verso pratiche più sostenibili. Non hanno bisogno di nuove quote imposte per legge, ma di condizioni che permettano loro di continuare a investire e innovare.
La sicurezza alimentare non si costruisce con obiettivi calati dall'alto, ma con la diversità delle produzioni, la capacità di resistere alle crisi e la conoscenza delle realtà locali. Un sistema che funziona protegge la produzione lattiera e casearia, l'allevamento di montagna e le coltivazioni adatte al nostro clima, lasciando spazio all'innovazione.
Questa iniziativa non risolve le sfide climatiche né quelle della salute pubblica: introduce norme difficili da applicare, mette sotto pressione il lavoro dei nostri artigiani alimentari e riduce la libertà di scelta, per chi produce come per chi consuma.
Che agricoltura vogliamo lasciare al nostro territorio? Una fatta di quote decise a tavolino, o una libera di restare diversificata e legata alle nostre montagne? Per queste ragioni voto NO all'Iniziativa per un'alimentazione sicura.
Pubblicato originariamente su Ticinonline il 5 agosto 2026.
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